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MMXVIII

“La giovinezza è felice, perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque conservi la capacità di cogliere la bellezza non diventerà mai vecchio.”

FRANZ KAFKA

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MMXVIII

Sei come una nube intravista tra i rami… Le parole

che dici non hanno riscontro con la scabra tristezza

di questo cielo. Tu non sei che una nube dolcissima,

bianca, impigliata una notte tra i rami antichi.

Cesare Pavese

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Incontri ravvicinati del terzo tipo

Sette distorte figure stavano arrivando dal deserto, ogni tanto confondendosi coi cespugli di saggina, ma­scherate dalla sabbia scura che la tempesta di vento sollevava a quintali. I tre federales, madidi nelle loro uniformi, erano in attesa ai bordi del villaggio di Sonoyita, nel Messico settentrionale. Gli asinelli legati lì accanto scalpitavano, resi isterici dall’arsura e dalla sensazione che stesse giungendo gente sconosciuta. Le sette figure erano ormai vicinissime, quasi alle prime casupole del lugubre, deserto villaggio. Il sole divam­pava alto a mezzogiorno, però rosso come il sangue, o come la scritta Coca Cola che sovrastava l’entrata a un’osteria lì accanto. Il primo a emergere dal turbinio sabbioso fu un uomo alto sul metro e ottanta, che sa­lutò i tre gendarmi messicani con un rapido cenno del capo e con una salve di domande in uno spagnolo sco­lastico. «Siamo i primi ad arrivare?» Gli occhiali alla Rommel che portava e il fazzoletto che gli proteggeva il volto non consentivano di capire quale fosse la sua nazionalità. «Siamo i primi?» ripeté.

Steven Spielberg

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MMXVIII

«Durante la mia malattia ho visto accanto a me ogni stanza della casa di Zundert, ogni strada, ogni pianta del giardino, i dintorni, i campi, i vicini, il cimitero, la chiesa col suo orto e persino il nido di gazze sulla grande acacia del cimitero».

Vincent van Gogh

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Genova 2018

La città vecchia

Nei quartieri dove il sole del buon Dio
non da i suoi raggi
ha già troppi impegni per scaldar la gente
d’altri paraggi
 
una bimba canta la canzone antica
della donnaccia
quel che ancor non sai tu lo imparerai
solo qui fra le mie braccia
 
E se alla sua età le difetterà la competenza
presto affinerà le capacità con l’esperienza
dove sono andati i tempi d’una volta, per Giunone
quando ci voleva per fare il mestiere
anche un po’ di vocazione?
 
Una gamba qua una gamba là
gonfi di vino
quattro pensionati mezzo avvelenati
al tavolino
li troverai là col tempo che fa
estate inverno
a stratracannare a stramaledir
le donne il tempo ed il governo
 
Loro cercan là la felicità
dentro a un bicchiere
per dimenticare d’esser stati presi
per il sedere
ci sarà allegria anche in agonia
col vino forte
porteran sul viso l’ombra di un sorriso
fra le braccia della morte
 
Vecchio professore cosa vai cercando
in quel portone
forse quella che sola ti può dare
una lezione
quella che di giorno chiami con disprezzo
pubblica moglie
quella che di notte stabilisce il prezzo
alle tue voglie
 
Tu la cercherai tu la invocherai
più d’una notte
ti alzerai disfatto rimandando tutto
al ventisette
quando incasserai delapiderai
mezza pensione
diecimila lire per sentirti dire
“micio bello e bamboccione”
 
Se ti inoltrerai lungo le calate
dei vecchi moli
in quell’aria spessa carica di sale
gonfia di odori
lì ci troverai i ladri gli assassini
e il tipo strano
quello che ha venduto per tremila lire
sua madre a un nano
 
Se tu penserai e giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni
più le spese
ma se capirai se li cercherai
fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo

 Fabrizio De André

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Without words.

La gioia di fotografare solo per me stesso.

Un semplice privilegio in una vita di merda.

g.f.

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MMXVIII

L’assenza dell’oggetto amato fece sì che l’amore si estinguesse, un po’ alla volta. Il rimpianto fu soffocato dall’abitudine e quella luce d’incendio che imporporava il suo pallido cielo si coprì sempre più d’ombra e gradatamente scomparve.

Gustave Flaubert

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MMXVIII

Niente desidero niente bramo

accenno lievi canti infantili (…)

nella vaghezza calda dei sogni”.

Hermann Hesse

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MMXVIII

Vedi sui canali
vascelli addormentati
d’estro vagabondo;
per soddisfare ogni
tuo desiderio,
vengono dai confini del mondo.

Charles Baudelaire